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Terzo Rapporto dell'Osservatorio Italiano sulla salute globale. Come cambiano gli aiuti allo sviluppo?

E’ stato presentato a Roma il Terzo Rapporto dell'Osservatorio Italiano sulla salute globale. Il rapporto, dal titolo "Salute globale e aiuti allo sviluppo. Diritti, ideologie e inganni", da un lato denuncia l’attuale situazione degli aiuti pubblici, dall’altro vuole rappresentare uno stimolo positivo, soprattutto per l'Italia, quest’anno alla Presidenza del G8.

Il Rapporto è stato redatto collettivamente da 42 autori, provenienti da ambiti disciplinari diversi, e presenta un ampio quadro della sanità, analizzando l’evoluzione delle relative politiche globali.

A partire dalla Conferenza di Alma Ata del 1978, in cui tutti i Governi del mondo hanno sottoscritto una solenne dichiarazione, impegnandosi per l'obiettivo "Salute per tutti entro il 2000", agli anni '80, in cui la leadership della sanità, appannaggio dell’Organizzazione Mondiale della Salute, è passata alla Banca Mondiale, con la nascita di partenariati pubblici-privati, con una successiva frammentazione degli aiuti (mirati alle singole malattie, e per questo meno efficaci) e con l’accentuamento dell’aspetto finanziario della politica della salute.  La situazione è cambiata alla fine del secolo scorso, con la nascita del movimento globale verso una nuova equità, da cui sono stati generati gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

La privatizzazione delle cure ha raggiunto cifre molto alte e prodotto  effetti difficili da superare (sono stati censiti oltre 53mila enti che si occupano di cooperazione nel mondo). Oggi lo  scenario mondiale della crisi finanziaria rischia di imporre nuove drammatiche ricadute sulla salute dei paesi poveri, e quello che è necessario reintrodurre è il concetto di ‘salute senza frontiere’, una salute ‘che sia per tutti’.

Nicoletta Dentico, tra gli autori del Rapporto, ha affermato: "Il privato è sempre più forte nella definizione delle politiche dei Paesi in via di sviluppo. Ci siamo spostati dall'etica collettiva della responsabilità ad una morale individualistica come quella degli attori che danno contributi finanziari soltanto per un ritorno sulla loro immagine. Insomma il mercato non dovrebbe essere una determinante di valore nella salute, purtroppo non è così. Rivendichiamo una piattaforma politica della salute anche per quei 33 milioni di rifugiati, la metà dei quali non ha accesso ai servizi sanitari".

E’ molto importante ripensare gli aiuti allo sviluppo per ridurre le disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri; allo stesso modo è importante rafforzare i sistemi sanitari locali e battersi per un accesso ai farmaci globale.

Il rapporto analizza infatti come e da chi vengono definiti i bisogni, chi orienta gli approcci e le scelte strategiche, in un mondo in cui l’azione umanitaria sembra aver preso il sopravvento su qualunque intervento di natura preventiva (aiuti verticali ed orizzontali), come valutare l’impatto e l’efficacia degli interventi in campo sanitario, qual è infine il  ruolo svolto dai governi dei paesi poveri.