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Approvato in Nicaragua il progetto di lotta all’AIDS

Foto da cromacom 

L’Unione europea ha approvato il finanziamento al “Progetto integrato di lotta all’HIV e all’AIDS”, che Terra Nuova, il Gruppo di Volontariato Civile locale (GVC) e la fondazione nicaraguese Xochiquetzal e Centro de Investigaciones y Estudios da la Salud (CIES) hanno presentato con l’obiettivo di ridurre l’incidenza del virus dell’HIV tra la popolazione giovane e gli adolescenti, in cinque province del Nicaragua. Il progetto si propone di rimettere al centro dell’attenzione comune, e soprattutto di quella dei giovani, un tema molto forte per offrire le conoscenze necessarie e per portare alla coscienza un problema che ha grosse conseguenze sulla vita molte persone.

Il progetto avrà la durata di tre anni con incidenza in 23 dei comuni delle province con più alto rischio di trasmissione della malattia: Managua, Masaya, Granada, Carazo e Rivas. Per il progetto l’Unione europea ha assegnato un fondo totale di 1,9 milioni di euro, a cui contribuirà con il 75 per cento delle spese, mentre Terra Nuova apporterà il 15 per cento e le organizzazioni nazionali locali il restante 10 per cento. Le azioni si svilupperanno in collaborazione con i Ministeri della Salute e dell’Educazione e con i municipi, con un approccio multisettoriale e nel rispetto dei diritti umani e dell’equità di genere.

Grazia Faieta, la rappresentante dell’America Centrale per Terra Nuova, ci introduce alla problematica situazione del Nicaragua: “Ricordiamoci che il Nicaragua non è un isola; c’è un grande flusso migratorio da paesi confinanti che hanno un’alta incidenza di persone che soffrono di aids, tuttavia, anche se i casi sono aumentati, i numeri registrati nella nostra regione sono ancora relativamente bassi.”
Informare la popolazione sulla malattia, sulle forme di trasmissione, sugli atteggiamenti a rischio e su quelli da evitare, soprattutto tra i giovani, è importante per cercare di tenere a freno un fenomeno in crescita. L’idea del progetto è esattamente quella di far crescere nei giovani la percezione del livello del rischio e la capacità di prevenzione come effetto di un processo di educazione e formazione alla sessualità.
“Nel 2000 – continua la Faieta -  la percentuale dei portatori della malattia, tra uomini e donne era di 7 a 1, oggi invece il rapporto è di 2 a 1, e la questione più seria è che nella media di età degli adolescenti il rapporto è quasi paritario”.

Il processo di comunicazione e di formazione per la popolazione dei 23 comuni è rivolto ai giovani, ai capi religiosi, alle donne, agli insegnanti ed ai dirigenti municipali.