Invasione di locuste in Africa: si rischia l'emergenza umanitaria

L'Africa deve fronteggiare una nuova minaccia: diversi Stati, tra cui Etiopia, Kenya e Somalia, sono invasi da giganteschi sciami di locuste. Sembra strano a dirsi, quasi di biblica memoria, eppure è proprio così: migliaia e migliaia di locuste, provenienti dall'Asia, stanno provocando danni incalcolabili all'agricoltura e, di conseguenza, alla possibilità per milioni di persone di sfamarsi.

Questi insetti di solito sono animali solitari. A volte, però, accade - per diversi motivi, come ad esempio la scarsità di vegetazione - che si uniscano in grandi gruppi che possono arrivare a contare fino a 192 milioni di soggetti. Una moltitudine che si trasforma in una vera e propria "piaga" e che può percorrere oltre 200 chilometri al giorno, divorando tutto ciò che incontra sul suo cammino.

La FAO considera le invasioni di locuste come la "piaga" più pericolosa per l'uomo: un essere umano su dieci a livello globale deve farci i conti. L'ultima invasione era avvenuta nell'Africa dell'Ovest nel 2003: le Nazioni Unite hanno calcolato danni per 2,5 miliardi di dollari. L'Iastituto specializzato delle Nazioni Unite stima che un gruppo di medie dimensioni possa distruggere, in un giorno, raccolti sufficienti a sfamare 2.500 persone per un anno. Ogni locusta può infatti consumare quotidianamente l'equivalente del suo peso, circa 2 grammi. In altre parole, uno sciame di 1 kmq può mangiare l'equivalente di quanto farebbero 35mila persone, e in Kenya sono stati rilevati sciami di 2.400 kmq.

Le locuste dall'Asia sono arrivate in Somalia e in Etiopia, distruggendo circa 175mila ettari di raccolti. Ora stanno attraversando il Kenya: per questo paese si tratta della peggiore infestazione negli ultimi 70 anni. Anche altri paesi, come l'Uganda, sono in stato di allerta. La regione che maggiormente sta affrontando l'impatto del fenomeno è il Corno d'Africa. L'area è stata colpita da inondazioni e siccità. Questo nuovo pericolo rischia di far ulteriormente diminuire la produzione di cibo, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di oltre 20 milioni di persone.

Le paure maggiori derivano dalla possibilità che il numero di locuste cresca ancora: la FAO stima che potrebbe aumentare anche fino a 500 volte entro giugno. Diventano perciò fondamentali le misure di monitoraggio e di contenimento del fenomeno.

Una volta raggiunti i numeri attuali, è urgente attuare misure per ridurli. In Kenya ed Etiopia sono in atto operazioni aeree di disinfestazione, volte proprio a diminuire la popolazione di locuste prima che possano deporre uova e riprodursi. Ampie porzioni di territorio, comunque, restano indifese: lo sforzo logistico di irrorarle per ora non è sostenibile. Purtroppo i pesticidi chimici sono i più usati, sebbene ci sarebbe bisogno di soluzioni - come pesticidi biologici - che rispettino di più l'ambiente.

E proprio l'emergenza climatica sembra essere alla base di questa invasione di locuste. L'habitat naturale delle locuste sono le zone aride che si trovano nei territori tra l'Africa dell'Ovest e l'India (un'area di circa 16 milioni di km²). I cicloni e le forti piogge del 2018-2019 hanno fatto sì che tre generazioni di locuste potessero crescere senza essere rilevate. Una volta raggiunto un numero sufficiente, hanno iniziato a muoversi attraverso lo Yemen e l'Iran, divorando quello che incontravano e crescendo ulteriormente di numero. Ulteriori sciami si sono formati su entrambe le sponde del Mar Rosso - in Egitto, Sudan, Gibuti e Arabia Saudita - e lungo il confine indo-pakistano. Si è così creata una situazione a dir poco preoccupante, tenendo conto della vastità dell'area geografica e del numero di persone potenzialmente coinvolte.

L'unica soluzione sembra quindi ridurre il numero degli insetti in alcuni paesi-chiave per i loro spostamenti. Se si riesce a contenerli in questo modo, forse si eviteranno ulteriori distruzioni di raccolti e conseguente scarsità di cibo.

Tutto ciò sembra molto distante da noi. Invece non è così. Basta citare un solo motivo, tra gli altri: l'enorme catastrofe umanitaria che si profila avrebbe come sicuro effetto l'aumento dell'insicurezza alimentare e, di conseguenza, una gigantesca impennata dei flussi migratori verso l'Europa.