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Mali: A un mese dal golpe è ancora caos

Roma, 23 aprile - Il 22 marzo ha avuto luogo un colpo di Stato in Mali, territorio in cui Terra Nuova è presente già da molti anni.

A un mese dal golpe, tuttavia, il Paese è ancora nel caos e trovare il bandolo della matassa non pare ancora concretamente possibile. Intanto, però, il numero dei rifugiati e degli sfollati (soprattutto provenienti dalle regioni del nord) continua a crescere.

I rifugiati, infatti, sarebbero almeno 200.000, per lo più diritti verso la Mauritania e il Niger. Ma ciò che desta più timore è che i numeri non accennano a diminuire, e le previsioni - almeno nel breve periodo - sono decisamente sconfortanti: in poco meno di un mese, i maliani giunti al solo campo di Mbera (Mauritania) sarebbero 57.000. Tuttavia, negli ultimi giorni il numero degli arrivi ha toccato le 1.500 unità.

Intanto, i combattimenti tra l’esercito del Mali, il movimento dei tuareg e gli altri gruppi armati sta costringendo migliaia di persone a fuggire verso Fassala, a 3 chilometri dal confine mauritano con il Mali.  Gli sfollati, invece, sono principalmente famiglie tuareg provenienti dalla regione di Timbuktu. Impossibile, a questo punto, non parlare di emergenza.

Nei giorni scorsi, alcuni membri del deposto governo sono stati arrestati, mentre l’ex presidente Amadou Toumani Tourè pare essersi rifugiato in Senegal. Ora, gli occhi sono puntati sul nord del paese dove, di recente, il Movimento Nazionale di liberazione dei tuareg (MLA) dopo aver dichiarato l'autonomia della regione dell'Azawad ha deciso di istituire un'assemblea costituente che dovrebbe servire a organizzare "gli affari della politica interna ed estera dello 'Stato Azawad', prima tappa per la secessione".

A Gao, Timbuctù e Kidal, le tre principali città del  Mali settentrionale, la sensazione è  di una generale insicurezza.

Foto | Flickr