UN women: primi passi contro le disiguaglianze di genere
Il 2 luglio 2010, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la costituzione dell’agenzia della Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, chiamata ONU Femmes o UN Women. Quale direttrice esecutiva di questa istanza è stata designata Michelle Bachelet, cilena ed ex Presidente della Republica di quel paese dal 2006 al 2010.
L’inizio reale ed operativo dei lavori di UN Women è avvenuto il 1 gennaio 2011, con un Piano d’azione per i primi cento giorni e poi un piano d’azione strategico elaborato con la partecipazione e i contributi di molte persone e istituzioni.
Tre le funzioni principali a cui è stato dato mandato alla Bachelet: da un lato, appoggiare nell’elaborazione delle delibere e altri documenti, delle varie commissioni internazionali ma anche dei paesi membri dell’ONU, laddove si definiscono accordi o principi inerenti le donne; un secondo aspetto assai impegnativo, è quello di coordinare con le altre agenzie delle Nazioni Unite sforzi congiunti e non contradditori a favore dell’equità di genere. Infine, ma forse quello che sembra rivestire maggiore importanza in questa fase di lavoro, l’assistenza a singoli paesi nel mettere in pratica i principi internazionali già declamati ma poco implementati, per ridurre le sperequazioni e le diseguaglianze di genere.
Autorevoli dichiarazioni e entusiastiche hanno celebrato questa nuova e recente agenzia dell’Onu, che si occupa... del 50% degli abitanti del pianeta.
Così tardi ci si è accorti delle donne? O da una logica in cui la FAO si occupava di agricoltura e quindi si dava per scontato anche di donne rurali, o l’UNICEF di bambini e quindi automaticamente anche di bambine, per esemplificare, si è passati a vedere la popolazione femminile come portatrice di bisogni comuni ma differenziati rispetto a quelli degli uomini? Il nome completo di questa agenzia fa ben sperare in una lettura articolata e innovativa della realtà: l’assegnazione di ruoli di genere (il maschile e il femminile, così come “congelati” e determinati a partire da una differenza biologica) riguarda tutti ma impone alle donne in pressoché tutte le culture umane gradi diversi di sottomissione ed esclusione dal controllo delle risorse significative. Quindi chiede cambiamenti di mentalità, di strutture culturali ed economiche a tutti e tutte. Ma questo si può fare solo se le donne in prima persona si riprendono il potere negatogli.
Per fare questo, già due fondi, il Fondo per l’uguaglianza di genere e il Fondo Fiduciario dell’ ONU per eliminare la violenzia contra la donna, sono operativi ed hanno finanziato azioni in vari paesi. Un resoconto in tal senso viene dal primo rapporto dell’agenzia diretta dalla Bachelet. Un documento che non riesce ad uscire dal gergo del ‘burocratese’, ma che dà conto di iniziative importanti per la vita di migliaia di donne africane, asiatiche, latinoamericane o dell’est europeo.
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