Presentati i risultati dell’indagine Caritas sui migranti a Roma
Caritas di Roma e Caritas italiana, insieme alla Provincia, hanno presentato i risultati della ricerca “Le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell’area romana”, uno studio commissionato dalla Commissione d’indagine sull’esclusione sociale al Centro Studi e Ricerche Idos - in collaborazione con la Fondazione Ismu e con numerose associazioni di immigrati.
In un anno di interviste telefoniche ad un campione di oltre 900 persone di 69 nazionalità (in prevalenza euroasiatiche e con un primato di romeni -22,3%-, filippini -9,1%- e polacchi -6%-), la ricerca ha indagato diversi aspetti: da quelli economico-lavorativi a quelli socio-culturali e giuridici, riconoscendo il valore che l’esperienza romana ricopre anche sul piano nazionale. L’aspetto emerso è che è sempre più forte il loro radicamento in Italia e l’integrazione agli aspetti economici, sociali e culturali. L’immigrato è stato definito come “l’uomo della porta accanto”, che lavora, che manda i suoi figli a scuola, che vive condizioni di emarginazione parallelamente a situazioni di relativo benessere e agio.
L’obiettivo più importante delle ricerca è stato quello di non negare gli aspetti problematici di un fenomeno sociale che ha ampie dimensioni, ma superare l’approccio che tende a vedere nell’immigrazione il capro espiatorio di un’economia che va a rilento o di una sicurezza pubblica preoccupante, dando visibilità ai benefici che questa apporta alla nostra vita quotidiana, sia demograficamente che economicamente.
Alcuni dati: l’area metropolitana di Roma, insieme ai comuni della Provincia costituisce in Italia il polo territoriale di maggiore concentrazione della popolazione immigrata regolarmente soggiornante. Quasi un settimo del campione vive fuori dall’area urbana, in una cinquantina di comuni sparsi sul territorio provinciale o, in casi residuali, nelle sue immediate vicinanze e, d’altra parte, ben 4 su 10 ritengono più conveniente vivere in un comune della provincia piuttosto che nella capitale. Quasi i tre quarti sono arrivati in Italia tra il 1990 e il 2003. Ma sono meno della metà (47,6%) quelli che hanno ricevuto il permesso di soggiorno entro la stessa data. Circa la metà (50,6%) ha fruito di un provvedimento di regolarizzazione (un 25% fino al 1998 e un 25% nel 2002). Ciò significa che molti sono stati di fatto costretti a iniziare da irregolari la loro storia migratoria.
Oggi i due terzi dei lavoratori migranti si dichiarano “abbastanza soddisfatti” del proprio lavoro, che spesso si svolge presso le famiglie (44%), ma anche in altri settori, dall'edilizia al turismo. In ogni caso i lavori più qualificati, quali operai specializzati, impiegati, imprenditori, medici, interpreti sono in aumento. Le retribuzioni in media non sono elevate (916 euro al mese), ma la tendenze è quella di organizzarsi come si può, con acquisti oculati. L'11% dei migranti a Roma possiede una casa di proprietà (con un mutuo), mentre la stragrande maggioranza vive in affitto (62%) o è ospite in casa altrui (6%); una parte consistente vive presso il datore di lavoro (15%).
Per chi è in affitto il costo medio è di 622 euro mensili per un appartamento, 329 per una stanza e 212 per un posto letto. Il livello di istruzione superiore è alto (80%), così come quello dell’occupazione (80%), anche se alcuni casi è in nero (15%).