Quali competenze al Ministero della Cooperazione?
Il Ministero per la cooperazione sarebbe esclusivamente di facciata. A denunciarlo un articolo apparso su Italiaoggi.
Questioni di vitale importanza per la cooperazione e l’integrazione che ci si aspetterebbe ricadessero completamente nella sfera di competenza del ministro di Andrea Riccardi fanno oggi saldamente capo ad altri ministri.
Capita così che la gestione di questioni afferenti i diritti di cittadinanza, l'accordo di integrazione, la Consulta per l'Islam, le fragilità sociali e le tossicodipendenze, oltre alle quote sugli ingressi degli immigrati, finiscano per interessare alternativamente il Ministero degli interni, quello degli esteri oppure quello del lavoro. Snaturando completamente- o quasi del tutto – le funzioni di ministero che avrebbe dovuto dare un po’ più di certezza e lustro anche al settore del no profit.
Cosi si legge su ItaliaOggi:
“Per evitare aggravi di costi, non è previsto nessuno smembramento: le strutture resteranno tutte dove sono adesso, salvo poi far capo per l'indirizzo politico a ministro diverso da quello dell'amministrazione ospitante. É il cosiddetto principio dell'avvalimento, di cui l'esecutivo Monti, su consiglio dei ministro dei rapporti con il parlamento Piero Giarda, ha fatto gran uso nel tentativo di risparmiare, evitando
trasferimenti di uffici e adeguamenti stipendiali.
Terzi di Sant'Agata perde la direzione per la cooperazione allo sviluppo, oggi guidata da Elisabetta Belloni. Alle riunioni del comitato interministeriale per la cooperazione potrà partecipare un sottosegretario individuato dal presidente del consiglio o dal ministro delegato. La relazione sulla politica di cooperazione è inoltre predisposta dal ministro degli esteri ma adottata dal premier «o dal ministro delegato». Anche il riconoscimento di idoneità delle organizzazioni non governative cambia di mano. Il premier, congiuntamente al Viminale, sarà competente sui diritti di cittadinanza e l'accordo di integrazione, Consulta per l'Islam, fragilità sociali e tossicodipendenze. Al presidente passano le funzioni di promozione delle politiche di contrasto alla povertà e all'emarginazione, la gestione delle risorse per le politiche migratorie, finora svolte dal
Welfare.
Le attività di programmazione dei flussi e la gestione e monitoraggio delle quote di ingresso dei lavoratori stranieri resteranno alla Fornero ma su «indicazione» del premier o del ministro delegato. Anche in questo caso, le risorse umane e finanziare utilizzate saranno quelle del Lavoro. Per garantire comunque la coerenza dell'operatività delle strutture in avvalimento rispetto al mutato indirizzo politico, il decreto legge precisa che gli incarichi di direttore generale saranno conferiti su
«designazione» del premier o del ministro. Il vecchio spoil system."
Fonte | Italiaoggi
