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Senegal: in attesa delle elezioni la popolazione si mobilita

 Le prossime elezioni in Senegal, previste per il 26 febbraio prossimo, stanno esecerbando le tensioni all'interno del paese.

La popolazione è in fermento, decisa ad ottenere - quale che sia il risultato politico finale - il soddisfacimento dei propri diritti. Un nuova consapevolezza, a tutti i livelli, riaffiora.

Il merito, probabilmente, è dovuto in parte all'incredibile risultato mediatico ottenuto a Fanaye, a seguito delle mobilitazioni contadine contro il land grabbing.

In questi giorni, sono diverse le fasce di popolazione impegnate a ribadire i propri diritti nel segno della ricerca di risposte politiche concrete.

Più volte, in questo periodo, le organizzazioni contadine sono scese in piazza allo scopo di indurre un aumento degli investimeti nel settore agricolo e una generale attenzione maggiore verso i piccoli produttori. Da più parti, infatti, si lamenta una certa non trascurabile sperequazione tra gli interventi destinati alle aree urbane e quelli destinati alle aree rurali. Ovviamente, a danno delle seconde.

Eppure, il 70% della popolazione senegalese è impegnata in attività agro - ecologiche di piccola scala. E l'agricoltura familiare è l'unico mezzo, sostenibile, per garantire la piena sovranità alimentare. 

In particolare, il Cadre de concertation des producteurs d’arachide (CCPA) ha invocato con forza, nei giorni scorsi, il rispetto -  da parte delle istituzioni - dell'impegno assunto a Maputo, nel 2003, con cui il Paese prometteva investimenti annuali in agricoltura pari ad almeno il 10% del budget nazionale. Il valore attuale, invece, non supera uno striminzito 4%.

Le associazioni femminili, poi, sono scese in piazza l'altro ieri. Rivolgendosi al presidente Wade hanno chiesto l'adeguamento della normativa di "genere" agli standard internazionali. Specie in merito alla questione delle violenze sessuali, per le quali manca ancora una criminalizzazione "ufficiale" e dell'aborto, negato anche in caso di abuso o di incesto.

Ora, la parola (e le azioni) passa alle istituzioni.

Foto | Flickr