"Somalia. Si muore di guerra civile, si vive di pastorizia"
In occasione delle “Giornate europee dello Sviluppo” l’Espresso ha pubblicato uno Speciale sulla Cooperazione per raccontare quei drammi africani che i media spesso fingono di non vedere.
A partire dal punto di vista delle popolazioni locali e dei cooperanti delle Ong che operano sul campo, lo Speciale intende dare voce alle storie di quotidianità di ‘piccoli’ uomini, donne e bambini, con uno sguardo di speranza.
Tra i dossier di approfondimento pubblicati c'è quello "Somalia. Si muore di guerra civile, si vive di pastorizia", dedicato al progetto di realizzazione di un centro di formazione veterinario di eccellenza in Somalia, implementato da Terra Nuova.
Riportiamo di seguito il testo del dossier, che è possibile anche leggere sul sito dell'Espresso
"Somalia. Si muore di guerra civile, si vive di pastorizia"
Tra i problemi causati dalla crisi politica interna e quelli dettati dalla crisi alimentari, la Somalia sembra oggi stretta tra la morsa della violenza e quella della fame. Dopo i recenti attentati verificatisi nella capitale del Somaliland, regione della Somalia auto-procamatasi indipendente, la popolazione sfollata e rifugiata cerca una via di scampo per la sopravvivenza. Tra esplosioni, violenze e furti di bestiame.
Dilaniata da 17 anni da una feroce guerra civile, la Somaila è oggi uno dei Paesi piu poveri dell'Africa, ed è frammentata in diversi stati interni. Ciò ha fatto esplodere una profonda crisi umanitaria accresciuta dall'inflazione che fa aumentare il numero dei poveri. Secondo il sito d'informazione indipendente Afrol News, i tassi di malnutrizione sono giunti a un livello critico sia nel Sud che nel Nord con percentuali che si variano dal 15 al 18%.
In questo contesto l'esportazione del bestiame ha sempre costituito la principale fonte di sostentamento per il 75% della popolazione, cifra che arrivava all'80% prima del collasso della Grande Somalia. Tale export, oggi, è per molti l'unica forma di sostentamento visto che le esportazioni di altir prodotti, come le banane, sono cessate a causa della crisi. Dopo la crisi politica il problema si è aggravato anche in relazione alla mancanza dei controlli sanitari sul bestiame sportato.
Su questo punto Terra Nuova, una delle più antiche ong italiane e attiva da 40 anni in Africa ed America latina, apprezzata in Somalia per il suo capillare lavoro di controllo della qualità alimentare fina dal 1994, ha da poco messo in campo la propria esperienza nel settore veterinario per un progetto teso a creare un centro di formazione veterinario di eccellenza. "L'idea è venuta fuori osservando da una parte l'invecchiamento e la diminuzione delle competenze professionali veterinarie e, dall'altra, la crescente competizione e le nuove regole per l'import-export di bestiame, che rischiano di mettere la Somalia fuori gioco" ha spiegato Fabio Iacomini di Terra Nuova.
Con il progetto Sheikh Technical Veterinary School sono state effettuate azioni di formazione professionale nelle catene montuose del Corno d'Africa per sostenere e proteggere l'export del comparto bestiame e per fornire alle popolazioni un servizio veterinario migliore in grado di tutelare la salute pubblica, aumentando al tempo stesso la produzione di bestiame e la sicurezza alimentare. Partito nel gennaio 2002 il progetto ha avuto diverse fasi: "La prima parte, conclusa nell'aprile del 2004, ha riguardato il reclutamento e la formazione di tutor somali di modo da potenziarne i curricula nell'arco dei due anni" dice ancora Iacomini. Si è poi passati alla seconda fase sviluppata nei mesi successivi che ha approfondito quanto fatto precedentemente ed è poi passata a una valutazione dei primi risultati. Si è poi passati a mettere a punto gli aspetti legali legati alla creazione della scuola: "Abbiamo cercato di mettere su un network con altre istituzioni internazionali, sopratutto academici e sono stati organizzati meeting, workshop e conferenze".
La scuola fin dal suo avvio ha scelto un metodo di apprendimento basato sulla tecnica dell'imparare facendò: "L'approccio del learning by doing è sicuramente efficace e si basa su una stretta relazione con la comunità di riferimento, fattore che, accompagnato dal ristretto numero di allievi per classe e un ambiente di lavoro amichevole, facilita l'apprendimento e lo rende piu efficace" ha proseguito il responsabile di Terra Nuova.
Il progetto di formazione è essenziale soprattutto per raggiungere obiettivi piu a lungo termine e incoraggiare la sinergia tra i vari portatori di interesse: accademici, professionisti del settore veterinario, addetti dell'industria del bestiame e comunità locali. Si tratta di un progetto creato per favorire lo sviluppo di tutta la regione e, indirettamente, combattere la malnutrizione e la povertà: "In questo siamo stati appoggiati anche dal Governo del Somaliland che ci ha concesso un'area di 60 ettari di terreno in affitto per 30 anni. Uno spazio che potrà essere usato maggiormente se ci saranno i fondi disponibili per poterlo fare".
Le moderne strutture del centro di formazione consistono in 4 classi con una capienza massima di 40 studenti, 3 laboratori di training, due dei quali con una capienza di 20.
| SCHEDA PROGETTO | |
| Nome | Nome progetto Sheikh Technical Veterinary School - STVS |
| Tipologia | Formazione |
| Luogo | Sheikh, Sahil - Somaliland |
| Beneficiari diretti | Allevatori e principali attori del settore zootecnico delle aree montuose del Corno d'Africa |
| Durata | Totale 6 anni (3 fasi, in corso) |
| Data inizio | Gennaio 2002 |
| Obiettivo | Creare un centro regionale di eccellenza nel corno di Africa per la cura degli animali, controllo della qualita' e sicurezza alimentari |
| Ong | Terra Nuova- Italia |
| Finanziatore | Commissione Europea, Italian Cooperation, Ambasciata Danese in Kenia, Somaliland |
| Budget | 7.5 milioni di euro |