Sovranità alimentare: Le buone pratiche in America Latina
Roma, 20 giugno - La sovranità alimentare potrebbe essere alla portata di tutti. Parola di tanti piccoli produttori che in America Latina stanno cercando di fare la differenza, con "buone pratiche" concertate dal basso e - si spera - destinate a espandersi. Un'iniezione di ottimismo contro la cecità e l'ottusità dei poteri centrali e delle grandi multinazionali.
A Cordoba, in Argentina - lo rivela un articolo pubblicato su Noticias Aliadas - è attivo il Movimento Urbano degli agricoltori. Questi tenaci "contadini urbani " sostengono che il cambiamento verso un nuovo imperativo alimentare debba provenire dalle città. Secondo Matias Sanchez, uno dei suoi membri, gli agglomerati urbani risentono di un triplice ordine di problemi: il cibo è molto più caro che nelle campagne e non presenta alcun tipo di legame con la produzione; inoltre, il sapore "genuino" è dato per estinto. La differenza tra i "prodotti", infatti, è segnata da fattori quali pubblicità, aspetto e posizione sugli scaffali dei supermercati. Il potere nutritivo e il sapore sono variabili del tutto eventuali. Il terzo ordine di problemi, infine, è che il cibo è contaminato da sostanze chimiche che lo avvelenano lungo l'intera filiera: dalla produzione, alla raccolta, alla conservazione fino al packaging. Eppure, noi siamo ciò che mangiamo. Abbiamo la possiblità di recuperare una dieta sostenibile e sana e, fattore non trascurabile, abbiamo i mezzi perché essa sia accessibile. A tutti. Dobbiamo imparare ad essere consumatori responsabili e, a poco a poco, produttori. È necessario che la città reagisca.
In Paraguay, invece, la comunità di El Triunfo, l'Associazione degli Agricoltori dell'Alto Paraná (ASAGRAPA),detiene la proprietà collettiva di 900 ettari di terreno. Parte di questa terra è utilizzata collettivamente: c'è spazio per due scuole, un centro di formazione e un magazzino. Il resto è terreno agricolo a uso prettamente familiare. E' la storia di un successo commovente: prima, infatti, questo suolo era destinato alla produzione intensiva di soia. Non cresceva altro, nè avrebbe potuto, trafitto com'era dai pesticidi che ne riducevano le qualità biologiche ed organolettiche. Oggi, invece, quest'area è uno straripare di fagioli, riso, mais, manioca, pomodori e ogni tipo di verdure, in prevalenza di tipo autoctono. I prodotti chimici sono banditi. L'intera produzione ruota attorno al doppio paradigma di "biologico" e "piccola scala". Inoltre, la comunità sostiene la proprietà collettiva dei mezzi di produzione (terra, utensili, macchinari, mezzi di trasporto per raggiungere i mercati locali..): uno schema perfetto per garantire l'equo accesso alle risorse. La comunità, qui, ha compiuto un vero e proprio miracolo. Per questo, ora bisogna avere il coraggio di osare, generando un processo di discussione più ampio sulla proliferazione di modelli alternativi di produzione presso le comunità rurali. In maniera equa, etica ed ecologica.
Nel nord dell'Argentina, MOCASE porta avanti un progetto di formazione allo scopo di promuovere l'agricoltura contadina sostenibile, rafforzare la produzione familiare e della comunità, promuovere gli scambi tra i giovani, sviluppare tecnologie e scienze che riducano l'impatto ambientale, costruire metodologie didattiche che colleghino la produzione di alimenti biologici con i mercati locali e aumentare l'attrattività del lavoro rurale.
Angelo Strappazón, leader del Movimento, annuncia con orgoglio che la sua associazione ha da poco lanciato l'Università rurale: Quello che ci proponiamo, è la formazione strategica dei giovani, anche in virtù dell'affermazione del nuovo, necessario paradigma politico: la sovranità alimentare. E' questo uno dei pilastri del nostro futuro, perché comprende la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare, il rispetto delle comunità umane, della Terra e l'ecologia.
In Brasile, l'insediamento di Filhos Sepe, del Movimento dei lavoratori rurali senza terra, occupa 6.000 ettari a 40 km dalla città di Porto Alegre. Ci lavorano 700 famiglie che hanno scoperto quanto produrre riso biologico sia redditizio. Non solo: la produttività, qui, è esattamente il doppio rispetto al modello di produzione industriale. Il metodo utilizzato per preparare il terreno alla semina ha il valore delle conoscenze millenarie: Le anatre mangiano tutta l'erba, puliscono la zona meglio di qualsiasi veleno e fertilizzano il suolo con i loro escrementi. Dopo averle lasciate qui qualche mese, il riso e le altre piante crescono rigogliose! sostiene Huli Zang.
Tuttavia, oggi proporre un'alternativa agli OGM, proposte talvolta dalle stesse società di certificazione, non è molto semplice. Le pressioni, da ogni parte, sono enormi. Eppure, Filhos di Sepe sta festeggiando con orgoglio i suoi "primi 14 anni" senza pesticidi e organismi geneticamente modificati. Con incredibili vantaggi per sè e la sua comunità.
Intanto,però, mentre cresce il fenomeno del land grabbing, in America Latina sorgono reti di consumatori, organizzazioni e cooperative che sostengono l'avvento di nuove leggi di protezione contro gli OGM, la diffusione dei canali del commercio equo e solidale e la produzione agroecologica. Ma la sovranità alimentare, per essere reale, necessita di scelte politiche concrete e richiede che il dibattito globale sui modelli di produzione si estenda a tutti i livelli, soffermandosi sulla gravità e le responsabilità del cambiamento climatico in atto.
Fonte | noticias aliadas
