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Togo: proteste contro la riforma elettorale

Roma, 24 giugno - Decine di persone ferite, molti gli arrestati. Non si placa la tensione che rende l'aria incandescente, nel Togo. Dal  25 maggio scorso, infatti, data in cui l'Assemblea nazionale di Lomé ha approvato alcune modifiche al codice elettorale - le proteste da parte della coalizione "Salviamo il Togo", composta da partiti di opposizione e gruppi della società civile, si susseguono a un ritmo impressionante e, ogni volta, verrebbero represse dalle forze dell'ordine.

Attualmente, secondo fonti governative, si conterebbero almeno 30 persone ferite e 56 arrestate per "atti di violenza volontaria, vandalismo e distruzione di beni pubblici e privati”. Secondo l'opposizione, però, sarebbero 119 i feriti, di cui 52 in gravi condizioni,  e 78 gli arrestati. Le manifestazioni, frattanto, si allargano a macchia di leopardo: da Lomè a Sokodé, Atakpamé, a Kara fino a Dapaong, all’estremo nord del Paese. Nella capitale, invece, l'accesso al quartiere di Deckon sorvegliato dalle forze di polizia ed epicentro delle proteste, sarebbe particolarmente difficoltoso.

Il collettivo "Salviamo il Togo", intanto, sollecita la diffusione delle rimostranze anche oltre i confini nazionali, affinché giunga più forte all'orecchio dei governanti la richiesta dell'annullamento delle variazioni apportate alla legge elettorale che eliminerebbero molti limiti al mandato presidenziale. In particolare, esse avvantaggerebbero il partito del presidente Faure Gnassingbe, oggi al potere e succeduto al padre nel 2005 (a sua volta rimasto in carica per 38 anni) prima di essere  rieletto, tra le contestazioni, nel 2010. Le variazioni, sostiene la coalizione, sarebbero state apportate in maniera totalmente unilaterale e senza rispettare i parametri di maggioranza previsti dalla costituzione.

In merito, però, non tutti sono d'accordo: i partiti di opposizione, infatti, sono divisi sul giudizio verso questa manovra, e le iniziative di protesta sembrano essere espressione, per lo più, di giovani rappresentanti della società civile.

Ad accrescere la tensione, inoltre, l'imminenza del voto legislativo previsto per il prossimo ottobre e la notizia dell'impunità di alcuni casi di violazione dei diritti umani, tra cui alcuni relativi a tortura e documentati dalla Commissione nazionale dei diritti umani (Cndh).


 

Fonte | Misna; Afriradio; BBC; Internazionale