Tra arance e diritti umani. Il Ministro della cooperazione a Rosarno
"Siamo i lavoratori che ogni mattina si alzano alle 5 e vanno a raccogliere nei campi il vostro cibo. Viviamo nascosti in luoghi che chiamare casa è un insulto. La nostra compagna di vita è la paura. Paura dei caporali, che ogni mattina ci vengono a prendere e decidono chi deve lavorare e chi no. Paura del lavoro, perché dopo 10 ore se ci va bene intaschiamo 15 euro e se ci va male una pistola puntata. Paura delle forze dell'ordine perché non abbiamo i documenti. Paura della paura, perché siamo invisibili. Perché non possiamo denunciare i nostri sfruttatori".
Questo il resoconto della quotidianetà vista con gli occhi dei lavoratori immigrati a Rosarno, spesso clandestini o in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, nel corso della stagione delle arance. Ma è un registro che si ripete quasi ovunque e sempre uguale.
L'intervento delle istituzioni è stato più volte caldeggiato allo scopo di invocare il riconoscimento dei diritti fondamentali.
Gli stessi lavoratori stagionali di Rosarno avevano indirizzato una lettera ai ministri dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, della Cooperazione, Andrea Riccardi, del Lavoro, Elsa Fornero e dell’Agricoltura, Mario Catania, poco prima delle feste di fine anno.
All'accorato appello si è unito, subito dopo, anche il sindaco della cittadina calabrese, Elisabetta Tripodi, perennemente sotto scorta per l'impegno profuso contro la 'ndrangheta.
Domani, finalmente, il ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, sarà a Rosarno per occuparsi della “grave situazione sociale e umanitaria determinata anche quest’anno dal massiccio afflusso nella zona di lavoratori stranieri in cerca di occupazione stagionale per la raccolta degli agrumi”, come si può leggere in una nota diffusa dal ministero.
Ciò che si intima è una risposta concreta attraverso leggi atte a scongiurare il dilagare dei fenomeni d'irregolarità e disperazione. Un grido che è risuonato forte anche nei giorni scorsi, nel corso della campagna "SOS Rosarno".
Risalgono a due anni, ormai, i gravi fatti che sconvolsero l'Italia e che videro l'arresto di una trentina di persone in Calabria, nell'ambito dell'operazione Migrantes, per caporalato e sfruttamento della manodopera con conseguente sequestro di aziende e campi coltivati per un valore intorno ai 10 milioni di euro.
E' finalmente arrivato il tempo della trasparenza e della legalità?
